il genitore sindacalista !!

Torna, dopo le feste, la rubrica del "cresciamo insieme". Sempre in ottica di confronto e non certo di direttiva/educativa, continuiamo nell'idea di riflettere su argomenti giornalieri e quanto mai difficili. Oggi, cerchiamo di ragionare sul fatto che alle volte noi tutti genitori, forse per il troppo bene che vogliamo ai nostri figli, li difendiamo a prescindere, non certo poi ottenendo il risultato sperato alla lunga.

Ecco l'articolo:

Dove le assemblee di rappresentanza rischiano di nuocere

Un vecchio adagio recitava: “Va dove ti porta il cuore…”. Il cuore porta sempre più spesso a scuola, nelle palestre o nei campi da gioco e in qualsiasi altro posto dove i figli svolgono le loro attività quotidiane per crescere e diventare uomini o donne.

Compito difficile quello del genitore: coinvolgimenti emotivi, investimenti personali, forse anche bisogni inespressi da adolescenti e giovani.

Succede sempre più spesso di voler partecipare alle “crisi” dei ragazzi, un po’ per affetto, un po’ per voler riscattare la figura dell’adulto assente e troppo impegnato dalle fatiche quotidiane. Le occasioni non mancano, dai piccoli o grandi insuccessi scolastici che sono comuni e frequenti, ai “mal di pancia” legati ai desideri (talvolta sempre più pretenziosi) di affermazione o di riuscita…il mondo griffato, da rotocalco e da prima pagina “impone” anche a loro di sentirsi capaci, competenti, importanti, protagonisti.

Le inquietudini spesso vengono da lontano, sussurrano agli orecchi, pungolano lo stomaco e si servono di situazioni che si prestano bene a funzionare come un pretesto.

La scuola, lo sport, i rapporti familiari o amicali mostrano le difficoltà comuni del tempo che i ragazzi vivono; molto spesso le manifestazioni rivelano quello che c’è nel cuore dei nostri ragazzi. Esiste però un’abissale differenza tra una manifestazione e il problema da cui essa ne deriva.

Una difficoltà in matematica o in inglese, una relazione con una sorellina disturbata da una morbosa gelosia, una pratica sportiva a singhiozzo dove il “tiramento” decide se e quando andrò e quanto sarà importante faticare per arrivare…

Questi e molti altri contenuti ci allarmano e spesso ci attivano verso quello che riteniamo essere il problema. Scuola (come lavora l’insegnante? Perché lo interroga così frequentemente? Ce l’ha con lui?), la sorellina (questa casa è troppo piccola o il tempo è poco per le esigenze di tutti), lo sport  (ma li fanno giocare sti ragazzi? Ma capiscono che fanno già abbastanza fatica a scuola?)

Per evidenti motivi “pratici” e di “tempi” la parola chiave diventa spesso RISOLVERE e va a sostituire la parola “madre” CAPIRE che di conseguenza ha lasciato sola la parola “nonna” ASCOLTARE.

Può succedere così che “un’orfanella” come RISOLVERE accenda il sacro fuoco genitoriale e organizzi la macchina personale di rappresentanza del problema o istituisca un comitato di rappresentanza del diritto. Quando il diritto legittima gli interessi dei ragazzi senza avvalersi della facoltà di ascoltare e di capire cosa riempie l’animo e le azioni di tutti i soggetti interessati (allenatori, professori, amici, fratelli…), i problemi individuati rischiano di “risolversi” in una lezione non spiegata o in un professore inadeguato, in un giocattolo nascosto, in un allenamento troppo faticoso o in una squadra troppo scarsa.

Dentro a tutte queste possibili eventualità rischiamo di dimenticare che i ragazzi hanno bisogno di confrontarsi, di scontrarsi, di sbagliare, di lottare, di perdere, di recuperare gli errori, di accettare una frustrazione, ma soprattutto di stare insieme, di vivere esperienze con persone diverse, di rispettare regole di convivenza, di condividere valori differenti e di FARE FATICA per ottenere un risultato o di accettare un mondo diverso da quello che è presente nel proprio immaginario.

Stare vicino ai ragazzi e sostenerli non significa DIFENDERLI dal mondo e dalle difficoltà che incontreranno, non significa creare solo situazioni nelle quali si sentiranno sempre adeguati, capaci e importanti. DIFENDERLI sempre e comunque(anche quando magari sbagliano???!!) diventa controproducente a livelli pazzeschi per il loro sviluppo futuro. Pensiamoci!!!

 I ragazzi hanno bisogno di ambienti equilibrati dove poter esprimere le proprie potenzialità, le proprie attitudini, i propri talenti;  gli ambienti equilibrati però non bastano: è fondamentale che facciano esperienza di impegno vero, passionale e ideale, che siano educati alla BELLEZZA della fatica, fatta con orgoglio e con il sorriso sulle labbra.

I nostri ragazzi non sanno che sono FORTUNATI per le loro “fatiche”: correndo e giocando, studiando, amando e vivendo fino in fondo, augurandoci che continui ad essere sempre possibile. 

Auguri a tutte le famiglie di un buon 2017 dalla vostra società, l’ ATLETICO BASKET!

 

 

 

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