CRESCIAMO INSIEME ?!!!??

Ecco a voi, la nuova proposta dell anno. Dicevamo a inizio settembre,che avremmo provato a dare qualche parere/suggerimento per la crescita dei nostri amati ragazzi. Non vogliamo dare certezze(forse non le abbiamo, siamo sinceri) ne' farci il "viaggio" visto la collaborazione con una persona che ha studiato le tematiche(non sono io l'autore, statene certi). Vogliamo solo vedere di incrinare le sicurezze che alle volte abbiamo, per farci ragionare e riflettere su argomenti che abbiamo sempre affrontato con un solo punto di vista. Cioe' il nostro !!! Con magari solo l'obiettivo di guardare a un mini risultato o soddisfazione a breve termine, perdendo quindi il punto di vista migliore e cioe' quello prospettico, quello del vero futuro del ragazzo.

Il tema di oggi e' il rapporto tra ragazzo/genitori con allenatori.

A voi la lettura:

Il palazzetto anche oggi è colmo di pensieri e di speranze, i palloni rimbombano, le squadre si impegnano come è consuetudine nella “ruota” pre-partita, ciascuno nella propria metà campo; i genitori osservano seduti sugli spalti tra curiosità, aspettative e qualche chiacchiera.

La partita scorre veloce, i ragazzi si confrontano e competono, gli allenatori si sbracciano e si sgolano, i genitori tifano, commentano, sostengono e si disperano.

Il coach chiama minuto, fa sedere i ragazzi che erano in campo, da indicazioni che si perdono nel frastuono rarefatto dei rumori che si abbracciano tra loro e si confondono! CAMBIO fuori Carlo e Mario che danno il cinque a Valerio e Giovanni che entrano in campo.

I minuti scorrono la partita corre via, altri cambi si avvicendano. Mario resta seduto a guardare i compagni; il coach si gira ed è prodigo di letture alla panchina per spiegare le situazioni di gioco anche a chi sta seduto qualche minuto in più.

 

Il babbo di Mario si scurisce, guarda il tabellone, il tempo passa…qualche commento proprio non riesce a trattenerlo…

“ Perché non lo rimetti, non vedi che senza si perde? Non è mica venuto per guardare gli altri! Ma proprio non si accorge che è meglio di quello che gioca?”

Nel frattempo Mario, che di tanto in tanto un’occhiatina in tribuna la dà, si accorge e sente la frustrazione. “ Il coach pensa che io non sia abbastanza bravo, papà è arrabbiato…”

A doccia fatta, Mario esce col borsone in spalla, a testa bassa e il papà si lascia sfuggire un paio di commenti che il coach proprio non poteva non sentire.

Il coach resta di sasso. Ha diverse cose da dire, ma certo non vuole giustificarsi. Infastidito e incredulo saluta tutti e se ne va.

Il coach, Mario e il papà vanno a casa ciascuno con la sensazione che qualcosa di sé e delle proprie ragioni  proprio non venga considerata, capita e in fondo le cose STANNO ANCHE un po’ così.

Il sentimento di insoddisfazione e l’incomprensione spesso si alimenta di silenzi e di interpretazioni. Tre attori di questa meravigliosa attività che si chiama sport si allontanano. Nessuno sa cosa ci sia negli occhi dell’altro rispetto alla partita, agli obiettivi che ciascuno ritiene fondamentali nella pratica sportiva e della crescita in generale.

“ Cosa significa stare  seduti e guardare un compagno durante una partita? Che valore ha nel gruppo il rispetto di ciascun singolo componente? Che rapporto esiste tra la partita e il lavoro svolto in palestra durante la settimana? I valori tecnici e agonistici dei ragazzi sono l’unico elemento che fa considerare una vittoria conseguita veramente l’obiettivo da raggiungere?

 

Per un papà, vedere un figlio nel gruppo dei pari e in relazione con adulti che danno regole al di fuori della famiglia non può essere forse un’ opportunità di conoscenza del proprio figlio? Riuscire ad occuparsi di una frustrazione sportiva del figlio affrontandola insieme a lui, potrebbe essere modalità più efficace che non tentando di evitargliela contestando apertamente le scelte di un altro adulto che si relazione col proprio figlio? Una conversazione aperta e serena non aiuterebbe Mario a esprimersi in modo responsabile e consapevole con gli adulti? Esiste un modo di tirare fuori le potenzialità di Mario a cui papà può non aver mai pensato? Si può credere che il confronto può essere utile anche laddove si continua ad avere convinzioni differenti?

A tutte queste domande e a molte altre penso che si possa provare a dare una risposta solo e soltanto se Mario, il papà, il coach e la società sportiva provano a dialogare, a capirsi e a decidere di procedere nella stessa direzione, condividendo di tanto in tanto momenti di confronto sul significato di tutte quelle ore passate in palestra.

 

Se fare i genitori, gli atleti e gli allenatori è un compito non sempre facile, l’unione di intenti, la programmazione, la condivisione di valori e di strumenti può essere certamente un buon punto di partenza.

 

....... buone riflessioni !!

Ultima modifica ilMercoledì, 12 Ottobre 2016 09:05
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